Sommario articoli:
- Legambiente - Carovana delle Alpi 2011
Pubblicato il 12/12/2011
- Un bel regalo di compleanno per i 20 anni della Convenzione delle Alpi
Pubblicato il 17/11/2011
- I 20 anni della Convenzione delle Alpi
Pubblicato il 28/04/2011
- Corso Nazionale TAM a Gemona del Friuli 1-3 aprile 2011
Pubblicato il 28/04/2011
- Collegamento sciistico S.Vito di Cadore – Pescul (skiarea Civetta)
Pubblicato il 05/01/2011
- Prolungamento dell'autostrada A27 verso le Dolomiti
Pubblicato il 22/12/2010
- Il CAI nell'anno Internazionale della Biodiversità
Pubblicato il 21/12/2010
- Logo delle Dolomiti patrimonio UNESCO
Pubblicato il 25/11/2010
- I lavori della Commissione Veneta TAM
Pubblicato il 08/10/2010
- Le Dolomiti "monumento del mondo"?
Pubblicato il 30/08/2010
- Legambiente fa il punto sullo stato di salute delle Alpi Italiane
Pubblicato il 30/08/2010
Legambiente - Carovana delle Alpi 2011 12/12/2011
E' appena terminata la X edizione della Carovana delle Alpi, la manifestazione mediante la quale Legambiente anche quest'anno analizza lo stato ambientale delle nostre Alpi, denunciando le situazioni di degrado, ma segnalando anche le buone pratiche e premiando le località virtuose.
Come sempre si assegnano le consuete bandiere nere relative alle ferite aperte nell'ambiente alpino e le bandiere verdi per le buone pratiche e idee positive di sviluppo locale.
Buona lettura!
La CAROVANA delle Alpi - Bandiere 2011
fonte: Legambiente
Un bel regalo di compleanno per i 20 anni della Convenzione delle Alpi 17/11/2011
In occasione del suo ventesimo compleanno la Convenzione delle Alpi ha ricevuto auguri e felicitazioni da più parti, ma nessun regalo apprezzabile: giusto un paio di settimane prima, infatti, il Parlamento italiano ha affossato la ratifica dei Protocolli.
Il 7 novembre 1991 gli otto Stati alpini e l'Unione europea sottoscrissero a Salisburgo la "Convenzione per la protezione delle Alpi" (Convenzione delle Alpi). Il trattato internazionale ha ricevuto molti riconoscimenti e apprezzamenti quale innovativo strumento di indirizzo per la cooperazione transfrontaliera. "Si tratta di un modello per le aree ecologicamente sensibili di tutto il pianeta", ha affermato ad esempio l'assessore della Provincia di Bolzano Michl Laimer. Anche per l'austriaca Christiane Brunner, deputata al Consiglio nazionale e responsabile ambiente dei Verdi, è un buon motivo per festeggiare, anche se molto resta da fare. Proprio in questo momento, in cui l'UE sta pensando a una futura strategia alpina, è ancora più importante rafforzare la Convenzione delle Alpi, affinché non prendano il sopravvento interessi extra-alpini, come quelli a favore di un traffico di transito al di fuori di ogni controllo.
Come darsi la zappa sui piedi
Alla prova dei fatti, invece, a pochi giorni dall'anniversario, la Camera dei Deputati italiana ha inferto un duro colpo alla Convenzione: con una maggioranza risicata di quattro voti, e su pressione della lobby degli autotrasportatori, il Protocollo Trasporti è stato escluso dall'elenco dei Protocolli da ratificare, bloccando di fatto l'approvazione anche degli altri protocolli: infatti, nonostante l'approvazione finale, il testo dovrà ora per forza di cose tornare all'esame del Senato, con scarse probabilità di successo nell'attuale situazione di crisi. L'assurdo è - sostiene Marco Onida, Segretario generale della Convenzione delle Alpi, che da questa situazione non ha da guadagnarci nessuno, nemmeno gli autotrasportatori, che così facendo "si sparano nei piedi, perché ora diventa molto più difficile per l'Italia opporsi a provvedimenti unilaterali".
Ma l'Italia non è l'unico esempio negativo di mancata ratifica dei Protocolli: l'anno scorso anche la Svizzera, dalla quale l'Italia assumerà la Presidenza della Convenzione nel 2013, ha respinto la ratifica di tre Protocolli.
fonte: CIPRA
I 20 anni della Convenzione delle Alpi 28/04/2011
La Convenzione delle Alpi compie quest'anno 20 anni.
Nata a Salisburgo il 7 novembre 1991 ed entrata in vigore nel 1995, stabilisce i principi fondamentali e contiene misure generali a favore dello sviluppo sostenibile nell'arco alpino.
L'Italia è l'unico Paese alpino dell'Unione europea che non ha perfezionato la ratifica dei protocolli, già approvata dal Senato nel maggio 2009 e in stato di relazione alla Camera dal 18 maggio del 2010, pur detenendo il 27 per cento del territorio alpino e il 28 per cento della popolazione; proprio l'Italia a suo tempo ha chiesto ed ottenuto di istituire nel proprio territorio una delle due sedi ufficiali della Convenzione delle Alpi (a Bolzano). Manca anche la ratifica della Svizzera, che però tecnicamente non appartiene alla UE. Anche per questo motivo la Convenzione è indebolita, mentre gli Stati firmatari sono comunque titubanti nel portare avanti l’attuazione dei protocolli e i risultati si vedono solo nelle procedure amministrative e nello spreco di tanta carta. Non esiste praticamente un budget per l’attuazione di progetti che perseguano l’efficacia e la vigilanza nelle aree alpine. E poi, mentre alcuni Stati propongono progetti concreti, altri, per motivi inspiegabili, si oppongono mettendosi di traverso
A tutt'oggi sono ancora relativamente poche le persone nelle Alpi che sanno dell’esistenza della Convenzione. E coloro che la conoscono non si sentono toccati da vicino o vi individuano restrizioni ulteriori che vanno ad aggiungersi alle leggi già esistenti. Benché nel preambolo alla Convenzione quadro sia stabilito che "la protezione dell'ambiente, l'evoluzione sociale e culturale e lo sviluppo economico del territorio alpino sono obiettivi di pari livello che richiedono pertanto la ricerca di un equilibrio sostenibile a lungo termine", i critici della Convenzione delle Alpi continuano a rimproverarle di privilegiare la protezione a scapito di altri aspetti. Alcune Parti contraenti attribuiscono alla Convenzione un peso politico sempre meno rilevante mentre l’Unione Europea manifesta apertamente il proprio disinteresse, se non addirittura disapprovazione, impedendo così la piena espressione della Convenzione delle Alpi come integrazione di una visione europea.
La Convenzione delle Alpi in ogni caso esiste ed è pienamente in vigore in cinque su nove Stati parte e la sua attuazione è comunque iniziata. Le Alpi sono amate e ammirate. Come strumento per la salvaguardia di questo spazio vitale, la Convenzione delle Alpi dovrebbe in effetti ottenere un maggiore consenso presso le amministrazioni e la popolazione. Spetta alle Parti contraenti ricordarsi i principi della Convenzione e agire di conseguenza, lavorare alla sua immagine e dotarla dei mezzi necessari, realizzare progetti concreti affidandoli alle istanze locali e non da ultimo aprire gli organi agli operatori interessati di regioni, province, cantoni e comuni, ormai pronti a intervenire. Fuori dalle Alpi la Convenzione svolge una funzione modello. Impegniamoci dunque a far sì che la mantenga e che le Alpi acquistino un ruolo di precursore a livello internazionale per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile.
fonte: Mountain Wilderness e CIPRA
Corso Nazionale TAM a Gemona del Friuli 1-3 aprile 2011 28/04/2011
Si è da poco svolto il Corso Nazionale di Aggiornamento per Operatori Nazionali e Regionali TAM presso la casa dello studente di Gemona del Friuli (UD).
Nella giornata di sabato 2 aprile si sono tenute le sessioni di lavoro vero e proprio dove sono intervenuti diversi illustri esponenti del CAI Nazionale, dal Presidente Generale Umberto Martini, assieme a Consiglieri Centrali, al Presidente CCTAM Miranda Bacchiani, al Presidente CAI di Gemona oltre che rappresentanti di CIPRA, UIAA e Club Arc Alpin.
Tema centrale dell’incontro è stato il Bidecalogo dopo 30 anni dalla sua nascita; analisi storica degli eventi che hanno portato alla genesi delle basi della politica ambientale del CAI fino alla nascita della TAM e delle relative Commissioni Regionali. Presenti molti operatori TAM provenienti da tutta Italia e che con i propri rappresentati di Regione hanno illustrato cosa è stato fatto e cosa bisogna ancora fare per la tutela delle Montagne di casa propria.
Anche la TAM del Veneto ha partecipato attivamente a questo incontro nel quale è stato presentato il proprio manifesto ovvero un documento che fa la fotografia della situazione ambientale delle montagne Venete.
Si riporta in allegato il poster predisposto dagli Operatori Nazionali TAM del Veneto.
- Poster Aggiornamento 2011.
fonte: Commissione Regionale TAM
Collegamento sciistico S.Vito di Cadore – Pescul (skiarea Civetta) 05/01/2011
Siamo alle solite!
E' di pochi giorni fa la notizia che il Comune di San Vito di Cadore ha esposto il piano di fattibilità per la realizzazione del nuovo comprensorio sciistico Cadore-Civetta che permetterà di collegare il piccolo carosello sciistico di S.Vito con il ben noto e più importante comprensorio del Civetta. La notizia sta facendo il giro della Valle del Boite e sono molte le persone preoccupate per questo ennesimo colpo all’ambiente montano e dolomitico in particolare.
Molti sanno del pericolo che questo progetto porterebbe al territorio visto che gli impianti (diverse seggiovie) attraverserebbero un'area SIC (su cui, in base alla Valutazione di Incidenza, l'impatto risulterebbe significativo) dove vengono coinvolti ambiti di grande fragilità ecologica e idrogeologica per la presenza di terreni soggetti a forte erosione e di praterie d'alta quota, in cui gli effetti dei lavori risulterebbero irreversibili; area ancora priva di infrastrutture e di grande interesse paesaggistico e naturalistico; area soggetta inoltre ad elevato rischio di valanghe.
A ciò si aggiunga che la realizzazione di questo carosello comporterebbe lo stravolgimento di un settore tra i più noti e celebrati delle Dolomiti, caratterizzato dalla presenza del massiccio roccioso del Pelmo, di rifugi sociali d'alta montagna e di alcuni itinerari escursionistici tra i più apprezzati della cerchia alpina orientale.
Si ricorda che in Regione Veneto giaciono (inascoltate?) le osservazioni del CAI Veneto al piano di sviluppo invernale (detto Piano Neve) e che già a suo tempo questo nuovo progetto era stato negativamente valutato per tutte le criticità presenti nell'area interessata.
Si riporta in allegato il comunicato ufficiale del Direttivo del CAI Veneto.
- Comunicato CAI Veneto-S.Vito.
fonte: Gruppo Regionale CAI Veneto e Commissione Regionale TAM
Prolungamento dell'autostrada A27 verso le Dolomiti 22/12/2010
E' ormai da molti anni che si parla del progetto di prolungare l'autostrada A27, che attualmente si ferma a Pian di Vedoia, verso il Cadore attraverso la valle del Piave fino a collegarsi con la Carnia e quindi il resto della rete autostradale presente in Friuli Venezia Giulia.
Il progetto originario doveva però collegare l'Italia con l'Austria per realizzare il cosiddetto corridoio Venezia-Monaco, tuttavia Paesi come Austria, Germania e la stessa Provincia autonoma di Bolzano si sono rifiutati di accettare questa simile infrastruttura in palese contrasto con il Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi ratificata da tutti i Paesi aderenti alla Convenzione stessa (ad eccezione della Svizzera).
Nonostante questo il progetto sembra pronto a ripartire con altre soluzioni, altre varianti verso luoghi, province e regioni più permissive cioè Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Il CAI come molte altre associazioni, in particolare WWF, Mountain Wilderness e comitato PerAltreStrade Dolomiti, ha espresso parere contrario alla realizzazione di questa opera ritenuta non essenziale ai bisogni del trasporto alpino, turistico e locale, ritenendo infatti possibile l'adozione di soluzioni di mobilità più "dolce", cioè più ecosostenibile.
Si riporta in allegato le osservazioni molto esaustive fatte appunto dal Comitato Interregionale Carnia-Cadore PERALTRESTRADE DOLOMITI.
Buona lettura!
- Osservazioni sul Passante Alpe Adria.
fonte: sito della Commissione Centrale TAM e www.peraltrestrade.it
Il CAI nell'anno Internazionale della Biodiversità 21/12/2010
Il CAI è in prima linea anche e soprattutto nell'Anno Internazionale della Biodiversità per promuovere, divulgare e valorizzare gli straordinari aspetti naturalistici delle montagne del nostro Paese.
In allegato è disponibile la relazione del dott. Agostino Esposito del CAI fatta in occasione della Conferenza Nazionale per la Biodiversità tenutasi a Roma presso Aula Magna del Rettorato – Università degli Studi di Roma "La Sapienza" 20-22 Maggio 2010.
Anche in questo campo il CAI attraverso la CCTAM si mette a capofila di importanti progetti volti alla tutela dell'ambiente montano coinvolgendo Aree Protette assieme ad altre Nazioni d'Europa.
- Progetto CAI Biodiversità 2010.
fonte: sito della Commissione Centrale TAM
Logo delle Dolomiti patrimonio UNESCO 25/11/2010
Novembre 2010.
E' nato il nuovo logo delle Dolomiti patrimonio Unisco, uno "skyline" bianco in campo rosso e la scritta Dolomiti in italiano, tedesco e nelle due versioni di ladino: questo il logo vincitore del concorso pubblico bandito per dare un marchio alla neonata Fondazione Dolomiti-Unesco, formata da tre regioni (Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige) e cinque province (Belluno, Udine, Pordenone, Trento e Bolzano) dopo l'inserimento dei "monti pallidi" tra i patrimoni dell'umanità tutelati dall'Unesco. Il logo in questione vinto dall'architetto e designer di Aosta Arnaldo Tranti ha suscitato molte discussioni, con reazioni per lo più negative come quella di Messner ("non mi sembra riuscito, fa venire in mente New York") o del presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder ("non mi piace, ma non deve piacere a me, bensì a tutti; a me fa venire in mente solo grattacieli"), ma anche i club alpini di Veneto, Trentino (Sat), Friuli e Alto Adige (Alpenverein e Cai) bocciano compatti e senza appello il nuovo logo così come molti "semplici" cittadini che, soprattutto in rete, non hanno risparmiato le critiche ("totalmente inadatto", "brutto" o addirittura "un invito a cementificare").
"La simbologia non sembra granché, dà l'impressione che si tratti di un'agenzia immobiliare. Questo marchio non è adatto a rappresentare le Dolomiti" commenta Emilio Bertan, presidente del Cai Veneto. Opinione che sembra diffusa, non solo dagli appassionati di montagna, ma anche tra i commenti di www.firmando.it. Il sito ha lanciato una campagna di raccolta firme perché la Fondazione possa tornare sui suoi passi e decida di rivedere il logo. In pochi giorni sono arrivate migliaia di adesioni, senza contare i diversi gruppi nati su Facebook.
La speranza di tutti (almeno di molti) e comunque la speranza del CAI, tra l'altro citato come portatore di interesse anche dall'Unesco, è quella che la Fondazione riveda la sua posizione rendendosi disponibile a nuove proposte condivisibili dalla maggior parte della gente.
immagine del logo vincitore del concorso
fonte: Mountain Wilderness e Gazzettino
I lavori della Commissione Veneta TAM 08/10/2010
La Commissione Regionale TAM del Veneto è l'organo tecnico (OTP) del Cai che porta avanti gli obblighi statutari nelle tematiche ambientali. Per fare ciò la Commissione si riunisce più volte durante l'anno per discutere, analizzare e valutare le diverse problematiche di impatto ambientale che sorgono sempre più frequentemente nella catena alpina ed in particolare nelle nostre montagne venete a seguito anche di segnalazioni pervenute da Operatori TAM, soci CAI o semplicemente da frequentatori e appassionati della montagna. In questi ultimi anni molte sono state le "battaglie" che la TAM ha portato avanti spesso assieme a molte altre associazioni ambientaliste.
Tra le tematiche affrontate ricordiamo: il problema degli impianti sciistici e del Piano Neve regionale, la tutela del bosco del Cansiglio, lo sfruttamento delle risorse idriche per ricavare energia elettrica (micro-idroelettrico), la speculazione edilizia con le seconde case, il caso Marmolada, il prolungamento dell'autostrada A27 verso Cortina d'Ampezzo e le nuove forme di turismo con l'uso indiscriminato di quad, motoslitte ed elicotteri (elisky). Con questa nota voglio aggiornarvi circa i lavori fatti più recentemente dalla Commissione TAM grazie anche all'ausilio del Direttivo CAI Veneto. Per conoscere in dettaglio alcuni documenti di particolare attualità, molti dei quali predisposti dalla Commissione, potete consultare gli allegati sotto riportati.
Buona lettura!
Simone Papuzzi – membro Commissione Reg. Veneta TAM
- Comunicato microidroelettrico CAI Veneto
- Comunicato stampa CAI Cansiglio
- Comunicato Marmolada Cassazione
- Considerazioni TAM sulla proposta di riordino degli OTCO
- Riflessioni TAM su microidroelettrico 27-11-2008
- Osservazioni CAI Veneto al Piano Neve 24-01-2010
- Bivacco 16-04-2010
Le Dolomiti "monumento del mondo"? 30/08/2010

Il 26 Giugno 2009 è stato sicuramente un giorno importante per le DOLOMITI.
All'unanimità da parte dei 21 stati membri è stata presa dalla Commissione UNESCO la decisione di inserire le DOLOMITI nella lista del Patrimonio Naturale dell'Umanità UNESCO. Unanime consenso da parte della delegazione italiana e di tutte le istituzioni coinvolte, di tutto il settore turistico e della montagna e plauso al World Heritage Committee riunito a Siviglia per l'occasione.
Presente il Ministro Stefania Prestigiacomo, ma anche le rappresentanze locali che con forza hanno sostenuto questa importante candidatura che vede le DOLOMITI fregiarsi di questo riconoscimento che solo le isole Eolie avevano in Italia. Anche le prime dichiarazione da parte di tutti gli esponenti politici dell'area, che ricordiamo riguarda nove gruppi dolomitici per un'estensione complessiva di 142 mila ettari, cui si aggiungono altri 85 mila ettari di 'aree cuscinetto', per un totale di 231 mila ettari, suddivisi tra le province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone ed Udine, sono unanimi nel ribadire che il riconoscimento dell'UNESCO è un biglietto da visita unico per la nostra montagna.
Ma adesso questo prestigioso riconoscimento può rappresentare una reale opportunità di sviluppo e tutela di queste magnifiche montagne oppure soltanto un'ulteriore nuova minaccia di sfruttamento delle risorse naturali e di speculazione edilizia?
Partiamo da lontano…..
Tutto è iniziato cinque anni fa, quando venne depositata il 23 settembre 2005 al Ministero per i Beni e le Attività culturali la candidatura delle Dolomiti per l'iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale Naturale UNESCO che comprende i beni culturali o naturali considerati di valore eccezionale per l'intera umanità. La candidatura ha preso l'avvio nel dicembre 2004 quando il suddetto Ministero ha convocato una riunione con i rappresentanti degli Enti interessati i quali hanno manifestato apertamente l'adesione al progetto.
Il progetto depositato presso il Ministero dell'Ambiente e pronto per essere spedito a Parigi presso l'UNESCO partiva dalle Dolomiti del Brenta per raggiungere quelle trentine orientali, comprese le piccole Dolomiti a sud, si estendeva nel Veneto fin nel cuore della foresta del Cansiglio per risalire le Dolomiti friulane, entrare nel cuore del Cadore, dell'Ampezzo, le vette feltrine e l'Agordino, per poi racchiudere nella provincia di Bolzano l'Alpe di Siusi, il Catinaccio, le Odle e le Dolomiti di Sesto. Ma qualcosa è andato storto visto che su questa affascinante iniziativa cadde il "no" del governatore dell'Alto Adige,Luis Durnwalder, secondo il quale "la provincia di Bolzano non ha bisogno di tutele suppletive visto che nelle Dolomiti abbiamo già istituito i nostri parchi".
Nel frattempo in Trentino partiva l'idea di un nuovo progetto sull'argomento, affidato ad un gruppo di esperti, per la formulazione di una proposta che doveva reggersi su validi documenti scientifici e culturali e non su ambiti politici e burocratici, da discutere nelle vallate dolomitiche, nei consigli comunali e nei diversi paesi interessati. Ma anche questa volta qualcosa non andò nel verso giusto e si decise di dividere le Dolomiti in aree di eccellenza, cioè di tutelare quanto in teoria doveva essere già tutelato, i parchi nazionali e provinciali, azzerando il progetto di coinvolgimento della società civile e dell'associazionismo. Quindi si invitava a tutelare solo le rocce e le vette, inaccessibili al normale cittadino, mentre nei fondovalle o nei boschi sarebbe stato possibile continuare ad incidere e consumare territorio e paesaggio. L'elemento qualificante e rivoluzionario della proposta originale fatta nel lontano 1993 da Legambiente con Mountain Wilderness stava invece proprio nell'includere entro i confini del "Monumento" l'intero territorio dolomitico, dal Sarca al Tagliamento, compresi i fondovalle e gli abitati. E ciò allo scopo di unire in un unico discorso coerente la natura e la cultura, il mondo senza tempo delle alte vette e il mondo in divenire degli uomini, con il peso della sua storia, delle sue tradizioni, delle sue conquiste e anche dei suoi errori.
Quello che poi è successo è stato invece proprio il contrario, cioè il riconoscimento di nove isolati gruppi montuosi (mancano all'appello per esempio il Sella, il Sassolungo, il Bosconero, etc). Se questo è stato il contorno del progetto UNESCO ancora una volta, allora, l'Italia ne esce malconcia visto che a Parigi hanno inserito nella grande lista un territorio frantumato all'interno del quale solo alcune aree sono riconosciute di valore universale e meritevoli di tutela, almeno dal punto di vista internazionale. Così facendo si va ad offuscare il significato della tutela dell'UNESCO e cosa possa significare in termini di prestigio un'area dichiarata Patrimonio dell'Umanità per lo Stato e per gli Enti territoriali che la ospitano. Come scusa si sono inventati inesistenti rischi di blocco dello sviluppo quando invece il progetto originario avrebbe portato una riqualificazione ambientale, una difesa delle minoranze culturali e linguistiche dell'intero territorio dolomitico, nonché delle specificità paesaggistiche.
Negli altri ambiti territoriali quindi, formati da laghi, fiumi, torrenti, aree di fondovalle, boschi, sembra si possa passare con autostrade o impianti (prossimamente vi parlerò del progetto del prolungamento dell'A27 e del Piano Regionale Neve) facendo delle Dolomiti un'etichetta pubblicitaria per attirare ancora un turismo di quantità e non di qualità a discapito della tutela dell'ambiente, del paesaggio e dello sviluppo sostenibile.
A ciascuno di voi lascio le personali opinioni e interpretazioni sulla questione………
fonti bibliografiche:tesi di laurea
della dr.ssa Cecilia Alzetta
Università di Padova
della dr.ssa Cecilia Alzetta
Università di Padova
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Legambiente fa il punto sullo stato di salute delle Alpi Italiane 30/08/2010
E' in corso la IX edizione della Carovana delle Alpi, la manifestazione mediante la quale Legambiente vuole portare l'attenzione sulle Alpi, denunciando le situazioni di degrado, ma segnalando anche le buone pratiche e premiando le località virtuose. Il programma della Carovana è ricco di trekking, escursioni e dibattiti pubblici che fino ad ottobre si svolgeranno nelle principali località alpine.
Come ogni anno a caratterizzare la Carovana sono le bandiere nere e le bandiere verdi che l'associazione ambientalista assegna alle situazioni più gravi ed alle iniziative meritevoli. Non mancano, purtroppo, i soliti esempi di cementificazione ad alta quota e di speculazione edilizia, così come lo sfruttamento eccessivo di corsi d'acqua. Tuttavia meritano di essere segnalate e premiate numerose iniziative in controtendenza, nelle quali amministratori e cittadini hanno saputo leggere le necessità del territorio e fornire risposte capaci di soddisfare le esigenze sociali senza compromettere il delicato ecosistema alpino.
Per gli approfondimenti vedere l'elenco completo delle bandiere nere e delle bandiere verdi sotto riportato.
fonte: Legambiente e CIPRA
Scopri cosa sono:
- le bandiere nere
- le bandiere verdi
